mercoledì, luglio 18, 2007

il bello di essere grandi

Avere degli amici che vedi una volta all’anno ma con cui hai già passato così tanto tempo che quando ci si vede si ricomincia come se fossero passati 5 minuti
Non essere ancora vecchi
Andare a mangiare la pizza a Dalmine
Non essere più piccoli
Mangiare la pizza a Dalmine con GGluigi come se non fossero passati 7 anni dalla prima volta, due figli e 7 viaggi, 7 chili e 7 rughe, 7 malattie e 7 traslochi
Telefonare alla Marisa e ridere dello spazio-tempo
Poter ridere sguaiatamente
Poter ridere nonostante l’età
Raccontare la vita alle sorelle minori
Bere Fernet Menta come se fosse acqua
Fregarsene
Capire che quello che si sa è anche un regalo delle persone a cui si vuole bene
Avere delle patologie insondabili e incurabili ma buffissime
Andare in piscina non solo per piacere ma anche perchè inizia a cadere il culo
Ascoltare Paranoid esaltandosi
Ascoltare The man who sold the world e piangere sapendo che la Marisa sta facendo lo stesso
Lavorare con gli orari che si vuole anche se alla fine si rasentano le 18 ore
Poter raccontare storie lunghissime che iniziano 15 anni prima
Sapere che tra 10 anni smetterò di fumare
Mangiare la pizza a Dalmine e bere il Fenet Menta col ghiaccio mentre GGluigi dice “Io c’ero” al concerto di A man from Utopia
Pensare che per questo godrei nell'avere 13 anni in più
Guardare gli amici che fanno i figli
Parlare con qualcuno di Bulgakov senza che ti sputi in un occhio
Bere 2 caffè di fila
Scrivere su un blog e ricordare che i diari li hai bruciati al fiume in un momento di benessere
Essere cinici con eleganza senza sembrare arrabbiati
Prendersi in giro e ridimensionare
Pensare di essere grandi ma comunque piccoli
Godere senza sensi di colpa cattovalligiani
Mangiarsi ancora le unghie
Mettersi i tacchi per poi finire al Parco Lambro e sentirsi ridicoli
Dire che la scamorza affumicata è una cosa fine

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venerdì, agosto 11, 2006

gluck si moltiplica come i gremlins?

Casa Gluck, ormai disabitata dagli abitanti fervidi, ma sempre casa nei nostri cuori, annuncia il lieto evento: è nato Nino. Il primo figlio dei figli di Gluck. Che roba. Questa notte arriva un sms del Landre. Sono stonata. Abbiamo vissuto insieme un sacco di tempo, dividendoci le merende e le rogne, un capitolo grosso delle nostre vite è stato scritto mentre eravamo insieme, come un surrogato un po’ strambo di una famiglia allargata, di cui facevano parte anche le nostre mamme vere, almeno nei racconti e nelle autoanalisi psicomagiche all’ora del gin tonic. Si sono costruiti sgangherati soppalchi e solide amicizie. Si cuoceva il pesce al vapore e si stiravano pizzoccheri. Si sono abbattuti muri e posato piastrelle. Abbiamo fatto mostre e generato mostri. Ci hanno rubato tutto. Si faceva la doccia mentre qualcuno si lavava i denti. Si girava in mutande mentre si scrivevano tesi. C’era un divano per le coccole e uno per la stanchezza. Abbiamo sconfitto insetti ma non un topo. Ci siamo letti i libri e ci siamo letti dentro. È nato l’amore del secolo.
Noi tutti -scommetto- adesso stiamo facendo i conti con i nostri dati anagrafici, calcolando le possibilità remote di avere anche noi un figlio, e cercando di capire alcuni perché a cui, ormai, non servono risposte.
Nino, infatti, se ne fotte: è lì che succhia da Elettrica e Landre ride.

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lunedì, luglio 24, 2006

amarcord

sabato, luglio 22, 2006

back up e i signori Paolini

Fare i back up mi porta a fare pensieri da ultimo dell'anno. Bilanci e cose così. Insomma. Quest'anno ho fatto 10 cataloghi e penso di essermi dimenticata qualcosa, e altrettanti si stanno proponendo. E' un lavoro che mi piace tantissimo. Si parla con gli artisti, si cerca di trovare un compromesso tra i soldi e lo stile, si fanno sedute spiritiche di birrette e prove colore.
Poi inizia l'autismo. I batch, gli scontorni, gli spilucchi, le scansioni, i testi, la correzione bozze, le traduzioni, montaggi pagine, conto fogli, sedicesimi e rilegature, bianchi e neri, quadricromie, prove stampa, verifica retini. E' incredibile quante cose possono succedere su una scrivania. Dopo un mese di clausura, finalmente, tutto diventa carta vera. E qui inizia la parte bellissima.
Parto col mio hd e vado a Mantova, dai signori stampatori, i signori Paolini.
Baci e abbracci, "è stata dura?" "eh... anche stavolta ce l'abbiamo fatta!". Attacco tutto, 5 macchine si agganciano e pare di vedere i rigonfiamenti nei cavi e tutto frizzica in stereofonia di fire wire. E la cara Cristina, che mi mette la tranquillità di un monaco zen, inizia a chiedere e fare e brigare. "Mmh... che bello questo!". Me lo dice sempre... Con lei qualsiasi difficoltà si riduce allo sbucciamento di una banana: "Tranquilla, poi lo sistemo io".
Poi il Capo mi vuole: è il signor Paolini patriarca che è un signore e mi chiama signorina. "Signorina Maria, venga qui che le faccio vedere una cosa". Io vado, usciamo dalla porticina dell'ufficio e mi porta nel paradiso della stampa. Il suo sommergibile Heidelberg sei colori si staglia controluce nel capannone e sembra pronto per Caccia a Ottobre Rosso. Nel mio feticismo ossessivo per questo genere di cose penso "Lui HA una Heidelberg esacromia, lui la POSSIEDE, è SUA, lui l'ha comprata -miliardi di lire-, lui la usa quando vuole, la SA USARE". Oltre che essere Capo, è anche Comandante e Capitano. Ma non è il sommergibile che mi vuol far vedere, e apre un cassetto. "Guardi cosa ho trovato, signorina Maria!" e mi mostra una carta bellissima, bianca come una sposa e lussuosa al tatto. Lui ha gli occhi innamorati, mi dice che si chiama Kiara, e convengo nel dire che è la carta più bella che io abbia mai toccato, che un libro con quella lo puoi fare anche vuoto, o al massimo di poesie. D'istinto la annuso, gli dico che è buona, che non ha chimica e lui conferma dicendomi che il bianco perfetto non è il bianco ottico ma il bianco di Kiara.
Adesso: trovatemi un'altra persona che ama così tanto quello fa. Io mi commuovo sempre un po' quando vado dal Capo e da Cristina, e penso che forse non farei i libri se non li dovessi stampare da loro, e chi mi dice che il lavoro è una cosa e la vita è un'altra, li mando a cagare, o forse no: mi sa che sono solo una maniaca fortunata.

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martedì, maggio 30, 2006

palermo è follia (dal diario cartaceo 2004)

È strano, strano, stare qui. Erano tre anni che non passavo a Palermo. Strano senza gli amici di allora partiti in Erasmus e vari lavori al nord… Pausa di pensieri o vacanza? Non saprei. Ho bisogno di una pausa in testa, e avrei solo voglia di farmi rapire dagli alieni o dai Saccardi. Come pesce annaspo tra i rifiuti del mercato e il suolo umido e sempre scivoloso della Vucciria, a volte di pioggia e unto, a volte di verdure spappolate e in decomposizione. Comunque sempre vorrei star qui un giorno in più. Mi sento come una costa di sedano abbandonata nella strada qui sotto. Ma è solo malinconia, e Palermo piove, e scivola tutta di dosso la nebbia, ma freddo lo stesso.
E Baz il caro Baz e l’energia di Marco che ancora aleggia al piano di sopra. Un magnifico mostro a due teste che genera fecondo mostre e gallerie e luminosità in teste altrui. La musica truce qui sotto e le urla mi impediscono di capire. Ma cosa c’è da capire?
Ti trovi in un palazzo del ‘600 mai ristrutturato, un uomo bambino ti giura eterno amore, un saraceno arrostisce stigghiola dalla mattina alla sera, il capo quartiere in carrozzella sa che appartieni a Alessandro u pittore, un Jim Morrison tedesco dipinge i muri di palazzi sventrati, il re di Palermo vaga tra i bar con la sua corona di cartone, il primo film porno della storia dei porno è in proiezione in un bar, i motori e le lape scoppiettano perenni, un portone è aperto e al pianterreno posso vedere i materassi per terra e donne sdraiate che fumano narghilé, i vari Johnny Scippo sono sempre all’erta, le ragazzine cicciottelle si vestono come MTV comanda ma con un vago sapore di salsiccia stretch che potrebbe scoppiare tutto se entrassero in collisione con le scarpe a puntissima della comare del cuore.
Se passassero i Re Magi coi cammelli li lascerei attraversare con l’indifferenza di chi, ormai, ha già visto tutto.
Sono abbastanza ubriaca di casino di gente di pazzi.
Il ragazzo del panificio è gigante, fa battute sullo sfilatino, io gli guardo gli occhiali a fondo di bottiglia e i denti storti e il sorriso dolce come se avesse dipinta in faccia la quintessenza della mansuetine bovina. Non riesco ad arrossire: rispondo alla battuta. Gli avventori ridono del mio accento. La principessa del continente, cosa ci fa qui. Ridono di nuovo. Rido anch’io. Ringrazio. Ringrazio. Avrei voglia di prenderli a calci in culo da qui alla cattedrale.
Un signore zoppo con un occhio di vetro mi guarda con l’altro, mi allunga la lingua e canta: SANTA CATERINA CON LA FIGA PICCOLINA!!! Poi sputa, si mette sull’attenti, fa un saluto militare e ricomincia: SANTA CATERINA CON LA FIGA PICCOLINA!!!
Vorrei rifare una versione di Blade Runner, qui.
I Saccardi vanno in Finlandia, e allora si parlava dell’alto tasso di suicidi.
Vicè mi dice che a Palermo non si ammazza nessuno se non lo ammazza qualcuno.
Se a Palermo uno si suicida è perché gli hanno asportato lo stomaco o perché gli è caduta la minchia.

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giovedì, maggio 18, 2006

i vecchi amici

Oggi è venuto a trovarmi un vecchio amico.
Una bella faccia calda di quelle che la vita il tempo e la geografia mi avevano portato via.
Chiacchere e una bottiglia di corvo bianco, pesce spada e passeggiata in libreria.
Un rapido sprazzo di imbarazzo. Parlate forti della vita di cui rispettivamente ci sono mancati i resoconti che, ai tempi, erano settimanali. Le nostre case, gli amici e gli amori, il viaggio a New York e la musica, in forma di passione o di abbordaggio.
I computer e la cucina e i concerti prossimi.
E' bello ritrovare il caldo nelle persone riallacciate. E' un po' come dire: faccio una vita completamente diversa da dieci anni fa ma il valore assoluto della bellezza è una costante.
Bellezza che pervade anche piazza Piola se si è ben accompagnati.
Far dei baffi un'equazione.

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