domenica, novembre 13, 2011

Conversazioni indigene

Ieri pomeriggio sono uscita di casa (capita di rado, ultimamente, dato che lavoro in una stanza tra la cucina e la camera da letto) per andare a comprare l’agenda 2012. Già. Sono una donna impegnata (incasinata) e ho già appuntamenti (sole) per l’anno prossimo che devo assolutamente appuntare (Alzheimer). Cerco la libreria nuova della piazza in centro e passo da nota via dello shopping con la mia nuova amichetta BB e non riusciamo a camminare perché c’è troppa gente, e non riusciamo a parlare perché questa gente urla.

Quindi registro le seguenti conversazioni:

-E io gli ho detto che avevo fatto le cose giuste, che me l’aveva detto il cuore e l’insegnamento del Cristo.

-Io di sicuro non le compro un paio di Hoogan, mia sorella ha detto che gliele regala lei per Natale e poi cosa se ne fa di due paia, bisogna mettersi d’accordo. Ma avranno il numero 28?

-Io finchè non mettono le lucine non mi sento lo spirito natalizio da sballo.

-Cosa vuoi farci? Devo tagliarle le braccia? No, dimmi tu cosa devo fare. Per adesso mi limito a non lasciarle il cellulare in settimana, però si sente inferiore ai suoi compagni di scuola. Mi sa che domani la porto dalla psicologa e se la vede lei. Te la consiglio: fa miracoli.

-Ma guarda ‘sto stronzo di un stracomunitario, sono tutti uguali. Io che ho fatto l’operaio tutta la vita, adesso guarda qui stai attento con quella bici rimbambito, torna a casa tua!
-Appunto, vorrei entrare in casa mia, ma devo entrare da questo portone e lei ci sta davanti.
-Ma guarda te, adesso anche gli stracomunitari abitano nelle case del centro sopra il negozio dell’ottico.
-Appunto, sono io l’ottico.

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1 Commenti:

Blogger GGLuigi ha detto...

I bergamaschi faticano ad entrare nell'ottica. Forse non ci riusciranno mai.

3:45 PM  

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