domenica, febbraio 18, 2007

una giornata qualsiasi

Marco è agitato, sta finendo i quadri. Non sa più come e se fermarsi. Il catalogo langue. So che saranno corse a perdifiato. Andrea Mastrovito è sul lato vetrato dello studio. Sta ritagliando quintali di carta, l’opera finale sarà di 10 metri alta 2.5, tutto montato in enormi scatole di plexiglass che verranno retroilluminate.
Marco cerca di dividere i suo quadri per la mostra in ONU, WALL STREET, RW&A, ma anche nelle sottocategorie FINITI, DA FINIRE, FOTOGRAFATI, IN CATALOGO. Alla fine li ha spostati tutti, e lo studio è cambiato completamente così come cambia la luce ad una latitudine diversa. Io mi affretto a misurare gli ultimi, alcuni li ha fatti fare con le misure in pollici, e quindi in centimetri non fanno cifra tonda. Poi torno al tavolo a finire di disegnare una carta da lucido che ho in sospeso da tempo. C’è un tale casino qui, che quasi non riesco più a lavorare in luoghi puliti, ordinati e silenziosi. La gatta Tinta passeggia sul mio disegno. La cosa bella delle zampe dei gatti è che sono sempre pulite. Al massimo hanno un po’ di polvere sui cuscinetti che si può levare con una passata di gomma. Andrea invece è allergico al pelo, continua a starnutire e stanotte dormirà da me. Io non riuscirò, so che russerà un sacco, ma spero mi regali un romantico paio di tappi per le orecchie.
Adesso sta per uscire, ha finito la colla, Marco gli urla di comprargli anche il bianco assoluto, già che c’è.
“Va bene. Quanto costa?”
“Non lo so. Ma ti do 50 euro e me ne devi riportare almeno 40.”
Squilla il telefono. Uff. sbuffiamo sempre quando suona il telefono.
È il signor ceramista, vuole che Marco vada a controllare la prima cottura della scultura. Nel frattempo suona anche il telefono di Andrea, lo cercano per un’intervista, e il mio, vogliono farmi fare una mostra a San Pellegrino Terme. Poi riattacca una suoneria con motivetto da stadio, è di Andrea, chiacchiera con la fidanzata un po’ sottovoce.
Iniziano a bussare alla porta, e a tutti viene una specie di crisi isterica: “Ma come si fa a lavorare così?”
Andrea esce alla ricerca della colla perfetta e del bianco assoluto. Io metto un caffè e mi fumo una sigaretta, fingendo una batteria scarica e si ritorna a lavorare tranquilli, mentre il fotografo Paolo, quello che bussava, entra e inizia a scaricare tutto il suo armamentario e sono baci e abbracci e chiacchiere piacevoli.
“Tu sei sempre quello che finisce i quadri mentre li fotografo!”
“Come ti sembrano?”
Nel frattempo ha già scattato una decina di volte, la sua velocità è impressionante.
Gli Smog tubano nelle casse.
PLIN
È arrivata una e-mail.

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2 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

jajjaja... vi verrò a trovare più spesso.. ma non appena siete un po' più liberi.
se no, se vi serve una mano, io sono sempre a 100 metri questa settimana.
cico.

12:21 AM  
Blogger marioski ha detto...

sei sempre il benvenuto cico - noi a volte si fa orari strani, puoi passare a decomprimere appena esci dai 100 metri più in là
prima di prendere il tram
per andare a ballar

i tuoi carciofi buonissimi!

3:34 PM  

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