martedì, aprile 15, 2008

la servitù non è più quella di una volta

Dopo tre anni sono stata ripescata dal vecchio capo (in realtà la bellissima DonnaAlo) per dar man forte all’allestimento di una mostra in ridente cittadella collinare in occasione dell’inaugurazione di una cantina di pregiati vini. Un po’ fuori allenamento, ho ripreso l’avvitatore e la livella tra le mie braccia, i guantini con la palma di gomma, il taglierino in tasca, i chiodi tra i denti e, nonostante il dito offeso dopo una lite con una latta di cannellini, ho constatato che con un cacciavite in mano si cuccano gli elettricisti e che con il trapano acceso in modalità percussione li si fa scappare. Hanno alimentato il corpo operaio con filetti succosi alti 5 cm e vino buono. La sera dell’inaugurazione sono riuscita a scampare la follia di chi mi voleva confezionata come un boero in tulle rosso e scarpe a punta, ho recuperato una camicia bianca e un paio di ballerine in modo da sembrare come sempre una cameriera lesbica e mi sono tuffata nel girotondo ciao ciao come stai è tanto che non ti vedo, dall’ultima apertura della triennale, ci sono le tue opere qui cipiripippi. Quando ho capito che c’era da mangiare per 200 persone mi sono guardata attorno: gli invitati erano almeno il doppio e mi è venuto un po’ da piangere. Mentre vedevo a random ragazze bellissime, donne baraccone, ottuagenarie plastificate, pensavo di non potermi iscrivere in nessuna di queste categorie e ho tentato di togliermi la fame con le camel, ma poi il vino è stato troppo, ed è arrivato l’angelo salvatore MastroCico. Lui sa sempre essere al posto giusto nel momento giusto.
Mi ha portato a sedere sul flycase nel magazzino adiacente la cucina del catering. Lì, con la faccia affranta e i muscoli in preda all’acido lattico, ho ricevuto porzioni più che dignitose di pasta calda e gustosa, dolci raffinati e calorici e grappe stappate prima dell’etichettatura per mano di fattori gentili, sani, mangioni, ridanciani, ubriaconi e fumatori. Con loro, appunto, ho bevuto, mangiato e fumato, ma soprattutto discusso delle sculture a cippa di minchia che fanno sui filari e sul dubbio che il titolo della mostra fosse tratto da Rimbaud o Verlaine. 5 a 2 per Rimbaud, e giù di grappe profumate.
Là fuori c’era qualcuno che mangiava una lumachina parlando della qualità della servitù. Io penso che sia veramente ottima, meglio di una volta.

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2 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

bella storia...per fortuna che c'eri tu a rappresentarci..la quinta saccardi...

p.s. la prossima volta tiratela di più hihihihihihihi!

baci.

-v-c-e-

9:14 AM  
Blogger marioski ha detto...

vi ho difeso e appeso a spada tratta

11:20 AM  

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